I presenziati

I PRESENZIATI: QUESTI SCONOSCIUTI
 - di Giuseppe Vaccarino - da Methodologia on line - WP n. 157

Benedetti scrive sui W.P. che la concezione operativa di Ceccato deve essere per lo meno ridimensionata in quanto non si può non ammettere che sussistano dei limiti dell'attività costitutiva perché la percezione è sì costruttiva, ma non arbitraria. Conclude perciò che essa parte da un mondo fisico del tutto indipendente e persistente. Von Glasersfeld sostiene che il percepito deve essere considerato come una costruzione mia, ma che tuttavia bisogna adeguarsi ad una "viabilità"* perché esso non è arbitrario. Mi viene in mente Eddington quando asserisce che la "conoscenza" si riconduce ad un "soggettivismo selettivo", ma aggiunge che tuttavia non si può fare a meno di un "attaccapanni oggettivo".Entrambi citano ripetutamente Ceccato, ma constato con meraviglia che ignorano il suo fondamentale concetto di "presenziato", il solo che a mio avviso consente di ricondurre gli osservati (e quindi le cose fisiche e gli stati psichici) ad una soluzione operativa sfuggendo all'insidia del raddoppio conoscitivo e quindi al realismo filosofico. Secondo Ceccato l'attività mentale costitutiva è da ricondurre all'applicazione dell'attenzione e della memoria. Ad esempio, non siamo consapevoli che stiamo calzando le scarpe, cioè del contatto tra esse ed i piedi se, come di solito accade, rivolgiamo l'attenzione ad altro. Inoltre egli distingue l'attenzione in "pura" ed "applicata", affermando che con la prima costituiamo le "categorie" mentali, con la seconda, ci riferiamo al funzionamento degli organi sensori, rendendoci consapevoli dei costituenti primari dei percepiti, dei rappresentati e quindi degli osservati, costituenti che egli chiama "presenziati", precisando che sono riconducibili ad un numero ridotto di prototipi, precisamente alla luce, buio, trasparente, opaco, i vari colori per la vista; i suoni ed i rumori per l'udito; il duro, il molle, il caldo, il freddo per il tatto; i sapori come dolce, amaro, salato, acido, ecc. per il gusto; gli odori come aromatico, marcio, bruciato, ecc. per l'olfatto. La percezione e quindi l'osservazione, in quanto effettuati dal funzionamento fisico degli organi ci danno solo presenziati e non già la conoscenza di "cose" (le scarpe, un libro, un gatto, ecc.), come invece ritiene erroneamente il filosofo realista, credendo che esse siano per conto loro precostituite in un mondo fisico preesistente con caratteristiche precipue. La costituzione di queste cose richiede che i presenziati vengano categorizzati, cioè arricchiti e tra di essi collegati, con quei costituiti da essere ricondotti all'attenzione pura che Ceccato chiama "categorie" in omaggio a Kant. In pratica per distinguere le categorie dagli osservati basta rendersi conto se per determinare il significato della parola designante bisogna fare intervenire o meno presenziati. Ad esempio, nel significato della parola "materia" (ma non delle cose fisiche considerate materiali, come "ferro", "legna", "carta", ecc.) non sono presenti il duro, il molle od altri presenziati. Perciò si tratta di una categoria. Lo stesso dicasi per il significato della parola "energia". Perciò non si può convenire con Bettoni, citato da Benedetti, che il mondo fisico, preesistente alla percezione secondo l'errore della filosofia realista, sia una "configurazione di materia ed energia". Aggiungo che, secondo la mia semantica, tutte le categorie provengono da tre categorie atomiche (che chiamo "verbità", "sostantività" ed "aggettività") collegate in vari modi con le tre operazioni di "combinazione", "metamorfizzazione" ed "inserimento". Le categorie sono riconducibili a formule, che sinteticamente indicano quali sono i costituenti e quali le operazioni. Invece il significato dei presenziati è primario e perciò riconducibile solo al funzionamento fisico biologico degli organi che li producono. Questo è il criterio in base al quale si distinguono immediatamente le due sfere del mentale (categorie) e dell'osservativo pur essendo entrambe da ricondurre ad operazioni effettuate mediante l'attenzione. Ritengo che questo sia uno dei principali insegnamenti di Ceccato. Poiché spesso le categorie sono applicate ad osservati si commette l'errore, risalente ad Aristotele, di ritenere che anch'esse vengano in senso primario osservate e poi isolate mediante astrazione. Questa è una parola categoriale con un significato perfettamente definibile, ma viene usata in modo irriducibilmente metaforico dai sostenitori di queste vedute, considerandola come una misteriosa facoltà mentale. Una categoria come "inizio" non è osservata nell'inizio di una scala, di un libro, di una giornata, ecc. e quindi astratta come qualcosa di comune a tutte queste accezioni, ma viceversa viene prima costituita mentalmente e poi applicata. Se fosse osservata, ad esempio nel primo gradino di una scala quando si sale, non si capirebbe come quello stesso gradino possa invece essere categorizzato come "fine" quando si scende, cioè giusto nel modo contrario. Accettando queste vedute di Ceccato, da me completamente condivise, si esorcizza la tentazione di invocare un realismo residuo in qualche modo mascherato. Esso non può essere suggerito dalla constatazione che tutti costituiamo nella stessa situazione gli stessi presenziati. Infatti ciò deriva dal fatto che siamo provvisti degli stessi organi sensori funzionanti nello stesso modo, a parte qualche guasto come nel caso del daltonismo. Il realista potrebbe però obiettare che i presenziati sono categorizzabili in modi diversi, mentre il mondo fisico si rivela uguale per tutti, cioè per così dire, è autonomo dagli osservatori. In questo senso Benedetti dice che la percezione è sì costruttiva, ma non arbitraria. Ritengo che così è anzitutto perché quando abbiamo cominciato a pensare e parlare i genitori ci hanno insegnato ad adeguarci al modo accettato dalla collettività. Cioè l'oggettività del mondo fisico è semplicemente una conseguenza della intersoggettività della percezione dei presenziati e della loro categorizzazione in osservati. Ma senza dubbio ciò non basta a spiegare l'autonomia del mondo fisico, che ci impone di categorizzarlo in certi modi anche in contrasto con i nostri desiderata. Mi pare che anche a questo proposito Ceccato dia una spiegazione convincente distinguendo l'osservato dal fisico. Smettendo di guardare, toccare, ecc. l'osservato scompare. Se sto leggendo e chiudo gli occhi perdo come osservato la pagina e sarebbe una banale contraddizione dire che sto vedendo ciò che non vedo. Così è perché non costituisco più i relativi presenziati. Chi in nome del buon senso afferma che la pagina non scompare perché continua ad "esistere" sbaglia se crede che sotto la pagina osservata ve ne sia un'altra "reale" (raddoppio conoscitivo). Si deve invece ammettere che scompare la pagina osservata ma persiste quella che abbiamo reso oggetto fisico. Secondo Ceccato gli osservati diventano cose fisiche quando si hanno almeno due percepiti localizzati e messi in rapporto. Ad esempio, l'osservato "sole" localizzato e messo in rapporto con "volta celeste" parimenti localizzata acquista un significato arricchito di una componente consecutiva, tale perché non è ovviamente riconducibile alla costituzione del "sole" isolato, dato che guardando solo esso non si vede che si staglia sul cielo. Per fisicizzare occorre perciò non solo osservare, ma anche considerare spazialmente almeno due osservati. In tal modo costituiamo un'impalcatura relazionale che proviene dai relazionati ed alla quale essi non possono sottrarsi dopo che è stata fissata. Gli stati coscienziali diventano invece psichici se si effettuano almeno due categorizzazioni temporali e si mettono in rapporto.A mio avviso queste considerazioni di Ceccato sono fondamentalmente corrette, ma insufficienti. Sono pervenuto alla conclusione che per effettuare la fisicizzazione bisogna effettuare dei confronti con differenza, per effettuare la psichicizzazione dei confronti con uguaglianza. Chi desidera approfondire l'argomento può consultare il mio libro Prolegomeni:dalle operazioni mentali alla semantica -  Ciddo edizioni – Rimini – novembre 2007. 

(*) Mi sono sforzato inutilmente di capire cosa Glasersfeld intende per "viabilità". Ad esempio, egli scrive (in Il costruttivismo radicale, Quaderni di Methodologia, Roma, 1998, pag. 104): "Il valore della conoscenza scientifica... non dipende dalla "verità", nel significato dato dai filosofi, ma solo dalla "viabilità". La nozione di verità richiederebbe una corrispondenza, cioè una condivisione di specifici particolari e di aspetti dell'immagine che intende rappresentare; la nozione di viabilità (che si riferisce ad azioni e modi di pensare) richiede soltanto compatibilità. La prima richiede punti condivisi, la seconda, in contrasto, è una relazione caratterizzata dall'assenza di punti condivisi, perché sarebbero punti di attrito e collisione. "

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